Informazioni utili

VOLONTARI IN GUATEMALA

 

Nel mese di luglio e agosto 2013 Lucia Casamassima è stata in Guatemala come volontaria a portare solidarietà e aiuto a mamme e bambini bisognosi.

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I MASTER UNIVERSITARI

 

Master di II Livello in Implantoprotesi in Odontostomatologia
Anno Accademico 2006-2007 presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Master di II Livello in Implantoprotesi in Odontostomatologia Master di II Livello in Implantoprotesi in Odontostomatologia

 

Master Biennale di II livello in Parodontologia
A.A. Biennio 2008-2010 presso l'Università degli Studi di Torino - Dental School - Dipartimento di Scienze Biomediche e Oncologia Umana - Direttore Prof. Mario Aimetti

Master Biennale di II livello in Parodontologia Master Biennale di II livello in Parodontologia Master Biennale di II livello in Parodontologia

 

Master di II livello in Microendodonzia Clinica e Chirurgica
A.A. 2010-2011 presso l'Università degli Studi di Torino - Dental School - Direttore Prof. Elio Berutti

Master di II livello in Microendodonzia Clinica e Chirurgica Master di II livello in Microendodonzia Clinica e Chirurgica

 

IL COLORE DEI DENTI E LORO SBIANCAMENTO

 

Il colore dei denti è determinato geneticamente.

Il colore è dato dalla dentina, ovvero dal tessuto duro più interno del dente, mentre lucentezza e trasparenza sono date dallo smalto, ovvero dallo strato più esterno.

Il dente è bianco, ma con sfumature che cambiano in base alla razza e al colore dei capelli.

I popoli nordici presentano un colore bianco tendente al grigio, mentre gli individui mediterranei hanno denti di colore bianco tendente al giallo.

 

Dentatura di persone giovani

 

I denti più bianchi sono i denti decidui, ovvero quelli che cadono in un’età compresa tra i 6 e i 12 anni per venire sostituiti dai denti permanenti.

 

Dentatura di bambino

 

Con l’invecchiamento i denti si consumano e il loro colore tende a diventare più scuro e perdono in trasparenza.

 

Dentatura in adulto

 

Dentatura in anziano

 

Fattori che modificano temporaneamente il colore dei denti.

 

Fattori esterni, come l’abitudine al fumo, l’assunzione di alcuni alimenti o bevande (es. caffè, tè, vino rosso, liquirizia) oppure l’assunzione di farmaci, come alcuni antibiotici, possono conferire  ai denti una colorazione giallo-marrone che si risolve sospendendo l’uso del prodotto e pulendo professionalmente  la loro superficie con paste abrasive.

 

Pigmentazione temporanea dei denti Modifica permanente del colore in forte fumatore cronico di pipa

 

Fattori che modificano permanentemente il colore dei denti.

 

Farmaci

 

Esistono farmaci che inducono discromie permanenti. Si tratta di sostanze che interferiscono con la formazione del dente, causando modificazioni del colore della dentina.  Tra questi, il fluoro, le tetracicline e la ciprofloxacina sono responsabili della maggior parte dei casi. Il fluoro viene somministrato ai bambini dalla nascita fino ai 6-8 anni di età con lo scopo di prevenire la carie( fluorizzazione). In caso di sovradosaggio, può provocare una ipomineralizzazione permanente dello smalto (fluorosi) che, nella forma più lieve, si manifesta con la comparsa di piccole macchie bianche mentre, nelle forme moderate/gravi, causa la comparsa di aree estese dall’aspetto bianco opaco, di macchie brune e avvallamenti dello smalto che interessano la maggior parte della superficie del dente.

 

Macchie dello smalto dovute ad un eccesso di fluoro

 

Le tetracicline, se somministrate durante lo sviluppo del dente, si legano in modo irreversibile alla dentina producendo una colorazione di intensità variabile che va dal giallo-marrone al grigio. Perciò, dal momento che lo sviluppo dei denti avviene durante la vita intrauterina e, poi, dopo la nascita si completa nei primi otto anni di vita, l’uso delle tetracicline è controindicato durante la gravidanza e nell’infanzia. Con la minociclina, farmaco usato nel trattamento dell’acne, è stata segnalata la comparsa di alterazioni del colore anche nei denti dell’adulto.

 

Discromia permanente da tetracicline

 

Amalgama d’argento

 

L’otturazione del dente, in seguito a carie, con materiali come l’amalgama d’argento può determinare una colorazione grigiastra permanente del dente dovuta all’assorbimento di prodotti derivanti dall’ossidazione dell’amalgama.

 

Pigmentazione del dente da parte dell’otturazione in amalgama

 

Emorragia interna

 

Un trauma al dente che provochi un’emorragia  interna può indurre una colorazione rossastra permanente al dente.

 

 

Materiale da otturazione canalare

 

Anche l’inserimento di cementi o paste colorate all’interno dei canali durante il trattamento endodontico ( cura canalare) può causare una colorazione permanente del dente ch e varia a seconda del tipo di materiale usato.

 

Discromia permanente da otturazione canalare

 

LA CARIE DENTARIA

 

La carie dentaria (dal latino careo, "essere privo") è una malattia degenerativa dei tessuti duri del dente (smalto, dentina) su base infettiva, che origina dalla superficie e procede in profondità, fino alla polpa dentale. A causarla sono i comuni Germi presenti nel cavo orale, principalmente quelli adesi al dente nella forma di placca batterica, che se non mantenuti sotto controllo attraverso le comuni pratiche di igiene orale, o nel caso di abbassamento delle difese immunitarie, riescono a dissolvere la matrice minerale e organica che costituisce il dente, creando lesioni cavitate. Il sintomo principale è il dolore, che compare però spesso solo quando il processo è sceso molto in profondità, interessando l'organo pulpare (pulpite). Il trattamento prevede l'asportazione del tessuto infetto e la sua sostituzione con materiale adatto (odontoiatria conservativa), e, nel caso di coinvolgimento pulpare avanzato, l'asportazione del tessuto pulpare e la sua sostituzione (endodonzia).

 

 

LA PIORREA

 

Cosa fare con la “piorrea” (parodontite).

 

Molte persone sono angosciate dall’idea di avere la “piorrea” (è un termine improprio ma tutt’ora molto usato dalla gente comune) temendo che si tratti di  una sorta di malattia senza speranza che porta inevitabilmente alla perdita dei denti. Per fortuna non è così.

 

Comunemente la “piorrea” è una malattia per lungo tempo asintomatica (non dà dolore) che colpisce i tessuti di sostegno dei denti (le gengive, l’osso e la struttura che unisce i denti all’osso) ed è causata dall’accumulo di alcuni batteri presenti normalmente nella nostra bocca (batteri saprofiti).

 

Tali batteri sono molto diversi da quelli che causano la carie e questa è la ragione per cui spesso coloro che soffrono di “piorrea” non presentano denti gravemente cariati. Il primo sintomo è normalmente il sanguinamento (dopo l’uso dello spazzolino o spontaneo) al quale può seguire un aumento della mobilità e l’allungamento o il cambiamento di posizione di uno o più denti fino alla perdita degli stessi (nei casi più avanzati nei quali non si sia attuata una terapia efficace).
Nella grande maggioranza dei casi la malattia ha una progressione lenta nel tempo e quindi ci vogliono molti anni prima che sia in grado di determinare la perdita dei denti, fatto questo che rende facile una diagnosi precoce. Solo in poche persone l’andamento della “piorrea” è più rapido e questo normalmente accade quando c’è una predisposizione familiare (i genitori o un fratello o sorella presentano gli stessi problemi) e nei forti fumatori.  La diagnosi è semplicissima e assolutamente non invasiva e consiste nel far scorrere lungo la superficie dei denti tra gli stessi e la gengiva una piccola sonda che consente di rilevare la presenza di eventuale perdita di tessuti attorno ai denti  (tasche parodontali).

 

La prima, efficacissima cura (e molto spesso anche l’unica) consiste nella rimozione  professionale dalle superfici dei denti e delle gengive dei batteri che vi aderiscono tenacemente tramite una sostanza vischiosa (il biofilm batterico) e nella riduzione del fumo di sigaretta (ovviamente meglio ancora se si elimina completamente). Se poi il paziente mantiene le superfici dentali pulite usando correttamente a casa spazzolini e filo interdentale la malattia si ripresenta molto raramente e mai in forma grave. In altre parole mantenendo la bocca pulita e limitando il fumo si evita che la malattia si ripresenti nella maggior parte dei casi.  Molto utile per migliorare l’estetica e la funzione è il riposizionamento dei denti in una posizione corretta mediante l’utilizzo di forze adeguate applicate sugli elementi che hanno subito un disallineamento (ortodonzia). Il ricorso alla chirurgia (chirurgia parodontale) è talvolta utilissimo ma è veramente necessario solo in alcune particolari situazioni cliniche e comunque deve sempre eventualmente seguire e mai precedere una accurata e scrupolosa pulizia della bocca ( e questo richiede spesso parecchie ore di lavoro) e una corretta istruzione per eseguire correttamente a casa la pulizia della bocca.

 

E’ importante poi conoscere che sostituendo i denti con degli impianti (viti di titanio inserite nell’osso) le cose non cambiano in meglio perché gli stessi batteri che causano la perdita dei denti per “piorrea” possono causare, peraltro più rapidamente,  anche la distruzione dell’osso e quindi la perdita degli impianti (peri-implantite).

 

La “piorrea” non è quindi una malattia irreversibile e senza speranza come molti credono ed è spesso possibile curarla e mantenere la bocca sana per decenni senza ricorrere a terapie sofisticate e costose ma piuttosto con una diagnosi precoce e un impegno quotidiano a mantenere una buona igiene orale  e degli stili di vita sani.

 

Parodontite in giovane donna Controllo dell’infezione tramite terapia parodontale non chirurgica

 

Paradontite grave trattata con terapia non chirurgica e riallineamento dei denti (ortodonzia).

 

Prima Dopo
Prima Dopo

 

LA PLACCA BATTERICA

 

Cos’è la placca batterica

 

La placca (più specificamente la placca batterica) è un aggregato (biofilm) di germi tenacemente adesi tra loro e alle superfici dentali, che promuove e sostiene le comuni patologie orali: carie e parodontopatie. La deposizione di sali di calcio e di fosfati la trasforma in tartaro.

 

Formazione 

 

Già dopo pochi minuti dallo spazzolamento, i denti si ricoprono di una pellicola acquisita, formata da uno strato di mucoproteine salivari, che viene rapidamente colonizzata dai microorganismi presenti nel cavo orale: streptococchi (gruppi mutans, salivarius, mitis del quale fanno parte anche oralis, sanguinis e gordonii), spirilli, lactobacilli, actinomiceti ecc.

 

Metabolismo dei microorganismi costituenti 

 

Il metabolismo di questi batteri è dipendente dalla presenza degli zuccheri, che vengono utilizzati per ricavare energia e per produrre sostanze adesive che permettano di aderire più tenacemente alle superfici dentali. I batteri della placca si nutrono prevalentemente di:

 

  • monosaccaridi: glucosio, galattosio, fruttosio
  • disaccaridi: lattosio (contenuto nel latte), maltosio (in molti vegetali), saccarosio (lo zucchero da cucina, il preferito dai batteri)
  • polisaccaridi: amido (polimero di glucosio utilizzato dalle piante), glicogeno (polimero di glucosio utilizzato dagli animali).

 

La cellulosa è comunque un polisaccaride vegetale (finocchi, sedano), ma non viene digerita dalla placca. Dopo circa un quarto d’ora dall’ingestione di zuccheri, inizia la produzione di acido lattico, che favorisce lo scioglimento dei prismi dello smalto e rende più facile l’adesione batterica. Inoltre la placca produce enzimi di quattro gruppi:

 

  • aminopeptidasi: scindono la componente organica dello smalto, presente sotto forma di proteine intercalate tra i vari fasci di prismi dello smalto.
  • pirofosfatasi: solubilizzano i pirofosfati inorganici dei prismi, favorendo l’azione di scioglimento dell’idrossiapatite da parte dell’acido lattico.
  • glicosil transferasi: enzima che catalizza la produzione di polisaccaridi iodofili, sostanze che hanno una elevata adesività.
  • glicosidasi: permettono ai batteri di digerire gli zuccheri più complessi, compresi quelli contenuti nella saliva.

 

Accumulo


La placca può essere rimossa esclusivamente mediante detersione meccanica. Per questo motivo le zone in cui essa si deposita più facilmente sono quelle che sfuggono all’autodetersione e ad un’igiene orale approssimativa:

 

  • colletto del dente, ovvero il margine gengivale dei denti, dove può determinare carie e gengiviti.
  • solchi e fossette anatomiche dei denti
  • zona interdentale
  • superficie del terzo molare superiore, difficilmente raggiungibile.

 

Evoluzione

 

Adesa sulle superfici dentali, la placca disgrega lo smalto agendo con i suoi prodotti chimici: acido lattico e pirofosfatasi che aggrediscono l’idrossiapatite, aminopeptidasi che distruggono la componente proteica interprismatica dello smalto. Inizia così la carie, che in un primo momento avrà un andamento molto lento e un’espansione orizzontale maggiore di quella verticale, poiché lo smalto è particolarmente duro. Una volta perforato lo smalto i batteri raggiungono la dentina, che viene demineralizzata molto più rapidamente, fino a quando i batteri raggiungono la polpa del dente e la infiammano causando forti dolori. Inizialmente la placca è biancastra, vischiosa e filamentosa. Con il tempo, per la deposizione di sali di calcio, diventa via via caseosa, cretosa, fino a diventare tartaro, un addensamento giallastro durissimo che non può essere rimosso neanche con lo spazzolino ma solo con strumenti ad ultrasuoni o curettes.

 

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

 

RICORDA : in 1 mm cubo di placca sono contenuti circa 109 di batteri

 

Placca batterica adesa alla superficie dei denti Immagine in bianco e nero che meglio evidenzia le colonie batteriche adese sui denti Placca batterica vista al microscopio elettronico

 

UTILIZZO CORRETTO DI SPAZZOLINO E FILO INTERDENTALE